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Quali sono i metodi di depurazione dell'acqua domestica più efficaci? Che valori deve avere l'acqua potabile, e cosa significano? Che relazione c'è tra acqua inquinata e incidenza di determinate malattie?
Il termine "depuratori d’acqua domestica" non è formalmente corretto, ma è ormai entrato a far parte del linguaggio comune per indicare apparecchi destinati alla filtrazione dell’acqua potabile. Di seguito il termine "depurazione acqua domestica" viene utilizzato in tale accezione. Per acqua potabile si intende acqua distribuita da acquedotti pubblici consortili e privati, rispondente ai limiti fissati dal DPR n.236 del 24 Maggio 1988. In questo articolo:
Come dev'essere un buon filtro? ...>> Efficacia del filtro degli ionizzatori ...>> Attenzione ai filtri con calcio solfito ...>> Personalizza la depurazione della tua acqua domestica ...>> Valori dell'acqua: cosa significano? ...>> Letture consigliate ...>>
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I depuratori d'acqua domestica non sono tutti uguali
I metodi di depurazione dell'acqua domestica oggi più diffusi sono quelli a osmosi inversa. Purtroppo, oltre ad essere i più diffusi, sono anche i più dannosi! Approfondisci qui i danni che i sistemi di depurazione domestica ad osmosi inversa possono fare al nostro fisico.
Accanto a questi è nata una nuova categoria di depuratori, chiamati ionizzatori d'acqua, che fanno molto di più: erogano acqua depurata, ionizzata e alcalina.
A differenza dei filtri a osmosi inversa, che eliminano gli inquinanti dall'acqua ma spesso insieme ad essi eliminano anche i preziosi sali minerali disciolti ed erogano acqua acida, gli ionizzatori d'acqua presentano i seguenti vantaggi: - eliminano gli inquinanti presenti nell'acqua; - lasciano passare i preziosi minerali disciolti in essa, di cui il nostro organismo ha fortemente bisogno; - trasformano i minerali presenti nell'acqua in forma ionizzata, aumentandone la biodisponibilità; - erogano acqua alcalina, che al contrario di quella acida, è un antiossidante e ha innumerevoli benefici per l'organismo.
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Come dev'essere un buon filtro? I sistemi di depurazione dell'acqua domestica oggi disponibili sono: 1) carboni attivi; 2) miscele speciali: carboni attivi addizionati di altre sostanze; 3) osmosi inversa; 4) distillazione. I sistemi (3) e (4) osmosi inversa e distillazione rimuovono i minerali essenziali, come calcio e magnesio, quindi alla luce di quanto esposto, non sono consigliabili. Il sistema (1) a carboni attivi, seppur efficace per la rimozione del cloro e degli odori sgradevoli, è meno efficace nella eliminazione di agenti chimici contaminanti. I sistemi (2) con miscele speciali ad oggi sono quelli che danno i risultati migliori in termini di filtraggio dell'acqua.
Per riassumere possiamo affermare che i principali inquinanti da eliminare dall'acqua che beviamo sono: - cloro; - composti chimici organici; - piombo.
Il filtro ideale è quello che si dimostra efficace nell'eliminazione di queste sostanze e contemporaneamente lascia nell'acqua quelle benefiche come il calcio e il magnesio. (Dr. Martin Fox “Healty Water”, Healty Water Research, Portsmouth,1996).
Efficacia del filtro degli ionizzatori
Il filtro composito presente negli ionizzatori d'acqua mostra una totale efficacia verso il cloro e i suoi derivati organici.
L’ acqua filtrata è inodore, insapore e incolore.
Non ci sono tracce di particelle in sospensione che invece, anche se saltuariamente, compaiono nell’ acqua di rubinetto.
Le sostanze organiche vengono eliminate al 70%. Per quanto riguarda i metalli pesanti e il piombo, vengono immessi nel flusso dell'acqua di scarto (acida se si seleziona acqua alcalina da bere; alcalina se si seleziona acqua acida per uso esterno).
L’azione batteriostatica del filtro è dovuta a graniglia ceramica e fibre speciali presenti nel suo interno.
Ma oltre a: - garantire una buona depurazione dell'acqua, - eliminare gli inquinanti presenti nell'acqua, - lasciar passare i minerali, preziosi per la nostra salute, - ionizzare i minerali disciolti nell'acqua, aumentandone la biodisponibilità fino al 43%, gli ionizzatori d'acqua erogano acqua ionizzata alcalina, che apporta moltissimi benefici per il nostro organismo, in termini di azione antiossidante, di prevenzione e sollievo di numerosi disturbi.
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Attenzione ai filtri con calcio solfito
E' bene controllare che nel filtro dello ionizzatore non sia presente calcio solfito. Il calcio solfito, conosciuto anche come E226, utilizzato anche come conservante, è un sale che libera anidride solforosa. Quest'ultima è un veleno in grado di disattivare la vitamina B1 e B12. Può causare faringite, perdita dell’olfatto, del gusto, acidità urinaria e stanchezza. I sintomi più conosciuti sono quelli legati al mal di tesa post sbornia e disturbi nervosi. I solfiti vengono anche utilizzati come additivi alimentari per le loro proprietà antimicrobiche, antifungine, antiossidanti. Molti filtri all'interno degli ionizzatori contengono calcio solfato per le sue proprietà antimicrobiche e antifungine. E' preferibile, alla luce delle considerazioni di cui sopra, dotarsi di uno ionizzatore con un filtro che non contenga calcio solfito.
Per approfondimenti: promiseland.it
sulphitedanger.com (in inglese)
Personalizza la depurazione della tua acqua domestica I valori dell'acqua del rubinetto non sono tutti uguali, pertanto nei casi in cui ci sia un'acqua con delle problematiche particolari o ci siano esigenze particolari, si rende necessaria una soluzione personalizzata, con dei filtri mirati allo scopo che si vuole ottenere.
Sul mercato ci sono filtri specifici per determinate problematiche. E' importante conoscere la propria acqua per sapere se ci sono in particolare dei valori critici da abbassare e quali sono in particolare gli inquinanti presenti che devono essere eliminati.
In questo modo riusciamo ad ottenere dal nostro rubinetto un'acqua di ottima qualità.
Abbiamo nel nostro database i valori di riferimento delle ASL di tutta Italia, e possiamo consigliarti la soluzione migliore per la zona in cui vivi conoscendo l'acqua a tua disposizione.
In alcune zone in cui l'acqua presenta dei livelli di inquinamento alti, o nel casi di acqua prelevata dai pozzi può essere necessario abbinare al filtro dello ionizzatore un ulteriore filtro specifico.
Ti possiamo consigliare per il meglio e fare insieme le analisi dell'acqua ottenuta, rilevando le differenza tra acqua depurata e non.
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Valori dell'acqua: cosa significano?
Ammoniaca: la sua presenza nell’acqua è quasi sempre correlata a fenomeni di inquinamento in atto di origine animale, più raramente di origine geologica. L’ammoniaca ha effetti tossici sull’uomo e sugli animali, ma i livelli di concentrazione ai quali è tossica variano secondo l’organismo e dipendono dalla funzionalità del fegato e dei reni. L'ammoniaca può essere naturalmente presente in acque venute a contatto con residui di depositi marini profondi. Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: Ammonio: valore massimo di 0,50 milligrammi/litro Nitrito: 0,50 milligrammi/litro
Arsenico: può essere di origine geologica, provenendo da rocce vulcaniche, o antropica, come componente di erbicidi, una volta utilizzati e dispersi nel suolo in grandi quantità. E' utilizzato, inoltre, nell'industria del vetro, dei coloranti, della carta, del legno e delle munizioni. L'arsenico può accumularsi nella pelle, nelle ossa e nei muscoli. Può provocare danni al fegato, al sangue, ai reni e alla cute. E' tossico e cancerogeno. Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 0,01 milligrammi/litro.
Cadmio: è un veleno che agisce sul sistema nervoso centrale e può provocare nell’uomo il blocco di diverse reazioni chimiche. Nelle acque potabili la concentrazione di questo metallo non può essere superiore a 5 microgrammi/l.
Calcio: componente essenziale di ossa e denti, non è noto di questo metallo alcun effetto nocivo sulla salute; contribuisce alla durezza dell’acqua.
Cloro residuo libero: è la quantità di cloro che rimane disponibile, ai fini della disinfezione, in un campione di acqua sottoposto a clorazione.
Cloruri: sono sali contenenti cloro, per la maggior parte cloruro di sodio, presenti nell’acqua. Possono essere di origine geologica, cioè derivare dalla dissoluzione di rocce contenenti cloruri oppure di origine animale se derivano da deiezioni animali e umane. In quest’ultimo caso la loro presenza è connessa a inquinamento da liquami. Oltre il valore di 200 mg/l di cloruri si possono verificare corrosioni delle tubazioni e sapori sgradevoli.
Conducibilità elettrica: è la capacità dell’acqua di condurre corrente elettrica e la sua misura si esprime in Microsimens/cm. Questa proprietà è direttamente proporzionale alla concentrazione di sali in soluzione; poiché la maggior parte di sali nell’acqua è data da carbonati di calcio e magnesio e poiché questi definiscono la durezza dell’acqua, la misura della conducibilità fornisce un’ottima stima di questo parametro. Oltre il valore di 1800 microsiemens/cm, la conducibilità può causare corrosioni nella rete idrica. Inoltre, improvvise e brusche variazioni nella conducibilità sono indici di inquinamento. Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 2500 µS/cm
Cromo: a valori di concentrazione superiori a 50 microgrammi/l questo metallo può essere cancerogeno e provocare il blocco di alcune reazioni chimiche che avvengono nell’organismo umano.
Durezza: è una caratteristica naturale dell'acqua, che deriva sostanzialmente dalla presenza in soluzione di ioni calcio Ca++ e magnesio Mg++; è infatti definita come la concentrazione totale di calcio e magnesio, ed è espressa in milligrammi di carbonato di calcio CaCO3 presenti in un litro d'acqua. L'unità di misura più utilizzata è il Grado Francese (°F), che corrisponde a 10 milligrammi/litro di CaCO3. Un'altra unità di misura piuttosto diffusa è il Grado Tedesco (°D), legato al grado francese dalla seguente relazione: 1 grado tedesco = 1 grado francese x 0,56 Esistono diversi modi di classificare la durezza delle acque, spesso non coincidenti; la scala seguente può servire come orientamento: - Acque leggere o dolci: durezza inferiore a 15°F - Acque mediamente dure: durezza compresa tra 15 e 30°F - Acque dure: durezza superiore a 30°F A valori di durezza inferiori a 10°F si possono verificare fenomeni di corrosione della rete idrica, oltre il valore di 50°F si possono verificare fenomeni di incrostazioni, in particolare nelle acque riscaldate. Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: valore consigliato da 15 a 50°F
Ferro: l’acqua, passando attraverso minerali ricchi di ferro, porta questo metallo in soluzione, sotto forma, solitamente, di bicarbonato ferroso o legato a sostanze organiche, come derivati degli acidi umici, tannici, ecc…. In questa forma solubile si mantiene nelle acque profonde, ma una volta all’aria, si ossida, precipitando come idrossido ferrico. Nelle acque superficiali il ferro proviene dalle sostanze dilavate dalle acque piovane oppure da scarichi industriali. Valori elevati possono rendere l’acqua sgradevole per colore, odore e sapore, ma non causano conseguenze sfavorevoli alla salute. Nelle reti di distribuzione, alte concentrazioni di ferro possono dare luogo a fenomeni di deposito e sviluppo di ferro – batteri, particolarmente resistenti all’azione del cloro. La presenza di ferro nell’acqua in uscita dalla rete può indicare la corrosione delle tubature. A valori di ferro superiori a 200 microgrammi/l di concentrazione si verifica la colorazione gialla dell’acqua, aumento della torbidità, depositi di composti ferrosi sulle pareti delle condotte con possibile proliferazione di batteri e sapore sgradevole.
Fosfati: la presenza di fosfati in tracce non è molto significativa, a causa della loro relativa diffusione nella litosfera; concentrazioni superiori sono invece indice di inquinamento domestico (deiezioni o detersivi sintetici), industriale e agricolo (uso di fertilizzanti). Nelle acque dei fiumi e dei laghi si trovano sempre più frequentemente quantità notevoli di fosfati e questo determina il fenomeno dell’eutrofizzazione, cioè una crescita abnorme di alghe e batteri che sottraggono ossigeno alle altre specie. L’eutrofizzazione conduce ad una carenza di ossigeno, che a sua volta provoca la moria del pesce con successiva putrefazione e produzione di sostanze tossiche e maleodoranti (metano e acido solfidrico). I fosfati devono essere assenti nelle acque potabili.
Fosforo: rappresenta un inquinante diffuso in molti composti quali i detersivi e i fertilizzanti. A concentrazioni superiori a 5 mg/l può rivelare inquinamento da deiezioni umane o animali.
Ione Fluoruro: si può trovare in natura come costituente di rocce e terreni in combinazione con altri elementi, ma può derivare anche da attività industriali presenti sul territorio. E' un elemento importante per l'organismo umano, essendo correlato con lo sviluppo dei denti e dello scheletro. L'assunzione di quantitativi eccessivi di fluoruro attraverso l'acqua o gli alimenti può portare all'insorgere di una malattia a danno dei denti, denominata fluorosi. Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 1,50 milligrammi/litro
Ione Cloruro: è ampiamente distribuito in natura sotto forma di sali di sodio (NaCl), di potassio (KCl) e di calcio (CaCl2). La soglia di percezione organolettica (sapore salato) dei cloruri di sodio e di calcio nelle acque potabili è intorno a 200 – 300 milligrammi/litro. Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: è inserito tra i parametri indicatori, con un valore massimo di 250 milligrammi/litro
Ione nitrato: presente naturalmente nell'ambiente facendo parte del ciclo di decomposizione delle sostanze azotate. Inoltre, apporti di nitrati nelle acque di falda possono derivare principalmente dall'utilizzo di fertilizzanti contenenti azoto inorganico o da scarichi contenenti azoto di origine organica. Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 50 milligrammi/litro
Magnesio: è un elemento essenziale per l’organismo umano e rappresenta un fattore indispensabile in alcune reazioni chimiche; concentrazioni superiori a 700 mg/l possono provocare effetti lassativi; contribuisce alla durezza dell’acqua.
Manganese: è un elemento essenziale per l’organismo umano poiché interviene in numerose reazioni metaboliche degli zuccheri, dei grassi e nella sintesi dell’emoglobina. La presenza di manganese a livelli relativamente elevati nell’acqua potabile non sembra costituire un problema tossicologico, poiché già a livelli inferiori a quelli tossici vengono alterate le caratteristiche organolettiche dell’acqua; inoltre si producono incrostazioni nelle tubazioni e macchie nel bucato (si forma un precipitato brunastro).
Nichel: naturalmente presente nelle acque che attraversano sottosuoli con particolare composizione mineralogica, il nichel può anche derivare dalle attività antropiche sul territorio, essendo utilizzato principalmente nella produzione di acciai e leghe al nichel. Normalmente l'acqua fornisce un contributo poco rilevante all'apporto quotidiano di nichel, la cui principale fonte è costituita dai cibi. Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 20 microgrammi/litro
Nitrati e nitriti: la presenza naturale di nitrati e nitriti nell’ambiente deriva dalla decomposizione, da parte dei microrganismi, del materiale organico contenente azoto animale e vegetale. La presenza di nitrati nei corpi idrici può essere, inoltre, dovuto all’uso di fertilizzanti in agricoltura, ai reflui domestici e agli scarichi industriali. Nell’uomo la tossicità dei nitrati, assunti con l’alimentazione, si esplica in seguito alla loro riduzione a nitriti da parte della microflora batterica presente nello stomaco; i nitriti, a loro volta, possono provocare l’ossidazione dell’emoglobina a metaemoglobina, la quale non è in grado di trasportare l’ossigeno ai tessuti. Il rischio è particolarmente grave per i neonati al di sotto dei 3 mesi, nei quali il 100% dei nitrati ingeriti viene trasformato in nitriti e potenzialmente causare difficoltà respiratorie e, in casi estremi, asfissia (morbo blu). Negli adulti invece la percentuale di nitrati trasformati in nitriti è circa il 10%. Tale rischio si può presentare, per le acque potabili, qualora la concentrazione di nitrati superi i 100 mg/l.
ORP: Potenziale Ossido/Riduttivo è la capacità del'acqua di agire come antiossidante, ossia anti-invecchiamento. Più il valore è negativo, maggiore è la capacità antiossidante, quindi maggiore è il beneficio per la nostra salute. Vediamo i valori di ORP in alcuni casi: - acqua inerte (imbottigliata): da +250 a 400 mV: non è antiossidante; - acqua di runbinetto: da +200 a +250 mV: non è antiossidante; - acqua di rubinetto filtrata con apperecchio ad osmosi inversa: +400mV: non è antiossidante; - succo di carota non bio: –100 mV: leggero antiossidante; - succo di arancia appena spremuto: –250 mV: antiossidante; - acqua degli Hunza (popolazione molto longeva ai piedi dell’Himalaia): –350 mV: molto antiossidante; - acqua alcalina prodotta da uno ionizzatore di ottima qualità: da -280 a -400 mV, a seconda del pH selezionato e dellan qualità dell'acqua in ingresso. E' molto importante che lo ionizzatore sia dotato di sensore e scheda elettronica per rilevare la qualità dell'acqua in ingresso e regolare il funzionamento della camera di ionizzazione per ottenere sempre un valore di ORP ottimale.
Più l’acqua ha un potenziale negativo, più è ricca di elettroni, la tensione superficiale delle sue molecole si abbassa, più è antiossidante. "Crediamo che l'antiossidante più efficace e anche il più economico sia la comune acqua di rubinetto filtrata e trattata con l'elettrolisi, l'acqua ionizzata alcalina." Hidemitsu Hayashi, Direttore del Water Institute di Tokyo.
Ossidabilità:è una misura convenzionale della contaminazione dovuta a materiale organico e a sostanze inorganiche ossidabili presenti nel campione di acqua. L'ossidabilità del permanganato non può pertanto essere utilizzata come una misura rigorosa del tenore in sostanze organiche presenti nell'acqua. Essa è solamente un indice convenzionale che misura le proprietà riducenti dell'acqua. Tale indice è comunque ben utilizzabile per valutare la qualità dell'acqua: nella generalità dei casi la qualità dell'acqua migliora all'abbassarsi di tale indice. Non è un parametro di per sé pericoloso, tuttavia un valore di ossidabilità alto può favorire fenomeni di crescita batterica nella rete idrica ed ssociarsi ad altri aspetti indesiderabili in un’acqua potabile quali odori, sapori, colori, torbidità.
pH: è la misura dell’acidità o basicità dell’acqua; la sua scala di misura è compresa tra 0 e 14 unità. Più una soluzione è acida, minore è il valore di pH, più una soluzione è basica, maggiore è il valore di pH. Analizzando, allora, la scala pH, possiamo dire che una soluzione è acida se il pH e minore di 7, neutra se il pH è uguale a 7, basica se il pH è maggiore di 7. Valori di pH sotto il 7 possono causare corrosioni nella rete idrica, mentre un alto valore di pH impartisce all’acqua un sapore sgradevole. Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: tra 6,5 e 9,5.
Piombo: è un metallo tossico per l’organismo umano. A una concentrazione superiore a 50 microgrammi/l risulta potenzialmente cancerogeno ed è un veleno del cuore e del sistema nervoso centrale.
Residuo fisso 180°C: è il residuo che un’acqua lascia dopo evaporazione alla temperatura di 180°C e ne indica il contenuto in sali. Una brusca variazione del residuo fisso può avere significato di inquinamento. Il residuo fisso è una misura dei sali disciolti nelle acque e deriva principalmente dalla presenza degli ioni sodio, potassio, calcio, magnesio, cloruro, solfato e bicarbonato. Le specie che contribuiscono al residuo fisso sono prevalentemente di origine naturale, ma possono derivare anche da attività umane presenti sul territorio. Studi eseguiti con gruppi di assaggiatori hanno evidenziato che valori elevati di residuo fisso, maggiori di 1000 milligrammi/litro (mg/l), possono rendere l'acqua sgradevole o addirittura inaccettabile al gusto, così come valori estremamente bassi danno la sensazione di un’acqua piatta, insipida. Il residuo fisso è uno dei parametri più utilizzati per il confronto delle acque di rubinetto con le acque imbottigliate. Le acque possono essere classificate in base al residuo fisso come segue: - Minimamente mineralizzate: fino a 50 mg/l - Oligominerali o leggermente mineralizzate: fino a 500 mg/l - Mediamente mineralizzate: fra 500 e 1500 mg/l - Ricche di sali: oltre 1500 mg/l Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: valore massimo consigliato di 1500 mg/l
Solfati: il solfato (SO4) si può trovare in quasi tutta l'acqua naturale. L'origine della maggior parte dei composti di solfato è l'ossidazione dei minerali di solfito, la presenza di argille friabili, o gli scarti industriali. Il solfato è uno dei principali componenti dissolti della pioggia. Le alte concentrazioni di solfato nell'acqua che beviamo possono avere un effetto lassativo quando unite a calcio e magnesio, i due costituenti più comuni della durezza. I batteri che attaccano e riducono i solfati, formano il gas solfuro idrogeno (H2S). Il carico massimo di solfato suggerito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) nelle linee guida per la qualità dell'acqua potabile, messe a punto a Ginevra nel 1993, è 500 mg/l. Gli standards dell'EU sono più recenti, 1998, completi e rigorosi degli standards WHO, e suggeriscono un massimo di 250 mg/l di solfato nell'acqua destinata a consumo umano. Le persone non abituate a bere acqua ad elevati livelli di solfato possono andare incontro a disidratazione e diarrea. I bambini sono spesso più sensibili al solfato rispetto agli adulti. Come misura di sicurezza, l'acqua con un livello di solfato che supera i 400 mg/l non dovrebbe essere usata nella preparazione di alimenti per bambini. I bambini più grandi e gli adulti si abituano a livelli elevati di solfato dopo pochi giorni. In quantità superiori a 250 mg/l conferiscono un sapore amaro all'acqua.
Torbidità, colore, sapore: determinano soprattutto la gradevolezza dell’acqua a scopo potabile; una buona acqua deve essere limpida, fresca e “piacevole” per tutti i sensi.
Parametri microbiologici
Coliformi totali: sono batteri, a forma di bastoncello, ricercati nelle acque potabili come indice di contaminazione batterica e per verificare il grado di efficienza dei procedimenti di disinfezione. Sono diffusi nel suolo, nelle materie prime di origine animale o vegetale, nelle acque e nell’ambiente in generale. Questi microrganismi non rappresentano un rischio diretto per la salute, poiché non sono di norma patogeni per l’uomo, ma la loro ricerca nelle acque ha lo scopo di stabilire una eventuale contaminazione con materiale fecale che potrebbe contenere batteri patogeni.
Escherichia coli: è un batterio fortemente rappresentato nel tratto gastrointestinale dell’uomo e degli animali a sangue caldo; è ricercato nelle acque potabili come indice di contaminazione da materiale fecale e, quindi, potenzialmente inquinate da batteri patogeni per l’uomo.
Enterococchi: sono batteri, a forma sferica, ricercati nelle acque potabili come indice di un inquinamento da materiale fecale. Rispetto ai coliformi, la loro sopravvivenza in acqua è meno prolungata, motivo per cui la loro presenza indica una contaminazione fecale in atto; inoltre, essendo più resistenti alla clorazione, la loro ricerca fornisce indicazioni sull’efficienza di eventuali processi di disinfezione.
Carica batterica a 22°C e 36°C: rappresentano la somma di tutti i batteri, patogeni e non patogeni, presenti nell’acqua. I batteri si distinguono in base alla loro temperatura di crescita: a 22°C crescono le specie di origine ambientale, mentre a 36°C quelle di origine animale. Il controllo della carica batterica nelle acque potabili non solo permette di definire il grado di inquinamento batterico dell’acqua, ma fornisce indicazioni sull’efficienza dei processi di trattamento e disinfezione eventualmente effettuati.
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Letture consigliate
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Quale Acqua per la Nostra Salute? di Andreas Fellin
Bere tutti i giorni un’acqua veramente pura migliora la salute e il benessere psicofisico
Questo libro vuole sottolineare quanto sia importante l’apporto di acqua sana e pura nell’organismo umano. Ancora oggi c’è molta disinformazione su tale argomento e diverse persone presentano carenze salutistiche causate da un problema troppo spesso ignorato: la mancanza d’acqua pura all’interno del proprio organismo.
L’uomo è costituito per il 70% d’acqua: è quindi evidente che tutte le cellule, i tessuti corporei e il sistema circolatorio hanno bisogno di acqua pura per funzionare in modo corretto. Introdurre acqua inquinata o satura di sali minerali inorganici è un po’ come mettere olio usato o sporco nel motore di una macchina; le conseguenze sono il malfunzionamento e la rottura nel medio/lungo periodo.
Il libro vuole inoltre suggerire regole chiare e semplici per scegliere l’acqua che ogni giorno può aiutarvi a preservare in buono stato la vostra salute.
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Acqua buona, acqua sana di Gudrun Dalla Via
La giusta scelta tra acque minerali, depuratori e altre sostanze
Quale acqua usare per bere, cucinare e lavarci? Acqua in bottiglia: saper leggere l'etichetta; acqua per ogni attività, età e stato di salute; sali minerali e oligoelementi; sistemi domestici per il trattamento dell'acqua; liberarsi del cloro, ecc.
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Acqua di Terry Jennings
Vivere senz'acqua? Quanta ne usiamo? Come viene utilizzata nell'industria e nell'agricoltura? Come si scopre l'inquinamento dell'acqua?
Una visione d'assieme sui principali problemi di questa risorsa senza la quale non è possibile la vita: un testo semplice per spiegare a cosa serve, come si produce, quanta ne consumiamo a casa, nell'industria, in agricoltura, quanta ne sprechiamo e quanta ne manca, il perché delle inondazioni, l'uso per il divertimento, l'abuso con l'inquinamento e come depurarla.
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L' acqua Utilizzo, depurazione, recupero di Francesco Calza
Il testo illustra infatti tutte le tecniche connesse all'uso dell'acqua: il reperimento delle fonti di approvvigionamento, gli impianti di trasporto, l'utilizzo corretto in campo civile e industriale (dal trattamento dell'acqua per uso potabile all'impiego negli impianti di climatizzazione), e infine la raccolta e depurazione delle acque di scarico.
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Quali sono i metodi di depurazione dell'acqua domestica più efficaci? Che valori deve avere l'acqua potabile, e cosa significano? Che relazione c'è tra acqua inquinata e incidenza di determinate malattie?
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I depuratori d'acqua domestica non sono tutti uguali
I metodi di depurazione dell'acqua domestica oggi più diffusi sono quelli a osmosi inversa.
Accanto a questi è nata una nuova categoria di depuratori, chiamati ionizzatori d'acqua, che fanno molto di più: erogano acqua depurata, ionizzata e alcalina.
A differenza dei filtri a osmosi inversa, che eliminano gli inquinanti dall'acqua ma spesso insieme ad essi eliminano anche i preziosi sali minerali disciolti ed erogano acqua acida, gli ionizzatori d'acqua presentano i seguenti vantaggi: - eliminano gli inquinanti presenti nell'acqua; - lasciano passare i preziosi minerali disciolti in essa, di cui il nostro organismo ha fortemente bisogno; - trasformano i minerali presenti nell'acqua in forma ionizzata, aumentandone la biodisponibilità; - erogano acqua alcalina, che al contrario di quella acida, è un antiossidante e ha innumerevoli benefici per l'organismo.
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Acqua minerale, acqua depurata con osmosi inversa
Abbiamo già detto che l'acqua proveniente da osmosi inversa è demineralizzata, ossia contiene pochi o nessun minerale.
Quest'acqua si ottiene mediante distillazione, osmosi inversa, scambio ionico o una combinazione di questi metodi.
Le ricerche sulle cardiopatie e sul cancro dimostrano che l'acqua demineralizzata, carente di calcio e magnesio, e con basso grado di durezza e TDS (Totale Solidi Disciolti), non è salutare da bere.
Il Dr. John Sorenson, un affermato studioso nel campo del metabolismo minerale, ha dimostrato che i minerali essenziali vengono ben assorbiti, e soprattutto favoriscono l'eliminazione dei minerali non essenziali, anche di quelli nocivi. (Sorenson J. Personal Communication. November 3, 1983) Ad esempio, se nell'acqua sono presenti una buona quantità di calcio e magnesio e una piccola quantità di piombo, l'organismo assimila almeno in parte gli elementi essenziali (calcio e magnesio) ed elimina quelli non essenziali (piombo). Se al contrario, vi sono bassi livelli di calcio e magnesio, le cellule selezionano ed assorbono il piombo, che è tossico.
I distillatori e le unità a osmosi inversa forniscono acqua addolcita e demineralizzata, senza l'efficacia protettiva dei minerali essenziali.
In tal modo gli effetti negativi delle sostanze dannose vengono ulteriormente amplificati.
Una piccola quantità di sostanze nocive in un'acqua demineralizzata può avere effetti molto più dannosi sulla salute che non una maggiore quantità in un'acqua più dura.
Perciò, per ragioni differenti, sia l'acqua inquinata, sia quella demineralizzata, possono essere nocive per la nostra salute.
Per quanto riguarda le acque minerali, si calcola che soltanto il 20% di quelle oggi in commercio sia sorgiva, e anche quest'ultima non sempre è esente da sostanze contaminanti. Molte acque minerali in bottiglia subiscono processi di filtrazione, distillazione e osmosi inversa. Se si sceglie di acquistare acqua minerale in bottiglia, è importante assicurarsi che si tratti effettivamente di acqua di sorgente e che contenga un'adeguata quantità di minerali e un sufficiente grado di durezza e TDS.
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Relazione tra valori dell'acqua domestica e patologie: infarto, cardiopatie, cancro, ipertensione Sono stati svolti numerosi studi scientifici sulla relazione tra la qualità dell'acqua potabile e l'insorgere di patologie, prendendo in considerazione prevalentemente due valori: - TDS: Totale Solidi Disciolti: è la misura dei minerali disciolti nell'acqua; - durezza: misura di calcio e magnesio presenti nell'acqua. Solitamente un'acqua dura ha anche un TDS elevato. Nel suo studio (Sauer HA. Relationship of Water to Risk of Dying. In: Manners DX ed. 1nt’l Water Quality Symp: Water, Its Effects on Life Quality. Wash., D. C.: Water Quality Research Council. 974: 76-79), Sauer nel 1974 analizzò le caratteristiche delle acque di 92 città e trovò che:
nelle zone in cui l'acqua potabile ha un più alto grado di TDS vi è una minore incidenza di morti per infarto, cancro e malattie cronico-degenerative in genere.
Successivamente, Comstock (Comstock GW. Reviews and Commentary: Water Hardness and Cardiovascular Diseases. Am. J. Epidemelogy 1979; 110 (October): 375-400) riesaminò circa 50 studi sull'argomento e concluse che:
"non c'è alcun dubbio che vi sia una precisa associazione tra grado di durezza dell'acqua e percentuale di mortalità per malattie degenerative"
Non ci si può quindi concentrare solo sugli effetti di alcuni minerali per comprendere i fattori benefici presenti nell'acqua potabile, ma essi dipendono dalla combinazione di più elementi come grado di durezza, TDS e pH.
Soprattutto rivalutiamo i minerali presenti nell'acqua e il loro ruolo benefico, e teniamo presente che i filtri che oggi vanno per la maggiore li eliminano.
Alcuni sistemi di addolcimento aggiungono sodio all'acqua rimpiazzando significative quantità di calcio e magnesio. Altri procedimenti non aggiungono sodio ma comunque riducono la durezza dell'acqua.
L'acqua addolcita non è salutare, non tanto per il sodio in sé, ma a causa della carenza di calcio e magnesio.
Se si usa un addolcitore, è consigliabile avere una linea separata per l'acqua potabile alla quale si applicherà un'appropriata unità di depurazione.
Normalmente le acque con alto contenuto di sodio hanno anche un'elevata durezza e TDS.
Sappiamo che alti livelli di durezza e TDS ci proteggono da sostanze potenzialmente dannose e ci aiutano a prevenire le malattie degenerative. Se vogliamo ridurre il sodio dobbiamo correggere la dieta. Il 90% del sodio lo assumiamo infatti attraverso gli alimenti.
Leggi qui per approfondire la relazione tra cancro e valori dell'acqua potabile
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Come dev'essere un buon filtro? I sistemi di depurazione dell'acqua domestica oggi disponibili sono: 1) carboni attivi; 2) miscele speciali: carboni attivi addizionati di altre sostanze; 3) osmosi inversa; 4) distillazione. I sistemi (3) e (4) osmosi inversa e distillazione rimuovono i minerali essenziali, come calcio e magnesio, quindi alla luce di quanto esposto, non sono consigliabili. Il sistema (1) a carboni attivi, seppur efficace per la rimozione del cloro e degli odori sgradevoli, è meno efficace nella eliminazione di agenti chimici contaminanti. I sistemi (2) con miscele speciali ad oggi sono quelli che danno i risultati migliori in termini di filtraggio dell'acqua.
Per riassumere possiamo affermare che i principali inquinanti da eliminare dall'acqua che beviamo sono: - cloro; - composti chimici organici; - piombo.
Il filtro ideale è quello che si dimostra efficace nell'eliminazione di queste sostanze e contemporaneamente lascia nell'acqua quelle benefiche come il calcio e il magnesio. (Dr. Martin Fox “Healty Water”, Healty Water Research, Portsmouth,1996).
Efficacia dei filtri degli ionizzatori
Il filtro composito presente negli ionizzatori d'acqua mostra una totale efficacia verso il cloro e i suoi derivati organici.
L’ acqua filtrata è inodore, insapore e incolore.
Non ci sono tracce di particelle in sospensione che invece, anche se saltuariamente, compaiono nell’ acqua di rubinetto.
Le sostanze organiche vengono eliminate al 70%. Per quanto riguarda i metalli pesanti e il piombo, vengono immessi nel flusso dell'acqua di scarto (acida se si seleziona acqua alcalina da bere; alcalina se si seleziona acqua acida per uso esterno).
L’azione batteriostatica del filtro è dovuta a graniglia ceramica e fibre speciali presenti nel suo interno.
Ma oltre a: - garantire una buona depurazione dell'acqua, - eliminare gli inquinanti presenti nell'acqua, - lasciar passare i minerali, preziosi per la nostra salute, gli ionizzatori d'acqua erogano acqua ionizzata alcalina, che apporta moltissimi benefici per il nostro organismo, in termini di azione antiossidante, di prevenzione e sollievo di numerosi disturbi.
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Attenzione ai filtri con calcio solfito
E' bene controllare che nel filtro dello ionizzatore non sia presente calcio solfito. Il calcio solfito, conosciuto anche come E226, utilizzato anche come conservante, è un sale che libera anidride solforosa. Quest'ultima è un veleno in grado di disattivare la vitamina B1 e B12. Può causare faringite, perdita dell’olfatto, del gusto, acidità urinaria e stanchezza. I sintomi più conosciuti sono quelli legati al mal di tesa post sbornia e disturbi nervosi. I solfiti vengono anche utilizzati come additivi alimentari per le loro proprietà antimicrobiche, antifungine, antiossidanti. Molti filtri all'interno degli ionizzatori contengono calcio solfato per le sue proprietà antimicrobiche e antifungine. E' preferibile, alla luce delle considerazioni di cui sopra, dotarsi di uno ionizzatore con un filtro che non contenga calcio solfito.
Per approfondimenti: promiseland.it
sulphitedanger.com (in inglese)
Personalizza la depurazione della tua acqua domestica I valori dell'acqua del rubinetto non sono tutti uguali, pertanto nei casi in cui ci sia un'acqua con delle problematiche particolari o ci siano esigenze particolari, si rende necessaria una soluzione personalizzata, con dei filtri mirati allo scopo che si vuole ottenere.
Sul mercato ci sono filtri specifici per determinate problematiche. E' importante conoscere la propria acqua per sapere se ci sono in particolare dei valori critici da abbassare e quali sono in particolare gli inquinanti presenti che devono essere eliminati.
In questo modo riusciamo ad ottenere dal nostro rubinetto un'acqua di ottima qualità.
Possiamo consigliarti la soluzione migliore per la zona in cui vivi conoscendo l'acqua a tua disposizione.
In alcune zone in cui l'acqua presenta dei livelli di inquinamento alti, o nel casi di acqua prelevata dai pozzi può essere necessario abbinare al filtro dello ionizzatore un ulteriore filtro specifico.
Ti possiamo consigliare per il meglio e fare insieme le analisi dell'acqua ottenuta, rilevando le differenza tra acqua depurata e non.
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Valori dell'acqua: cosa significano?
Ammoniaca: la sua presenza nell’acqua è quasi sempre correlata a fenomeni di inquinamento in atto di origine animale, più raramente di origine geologica. L’ammoniaca ha effetti tossici sull’uomo e sugli animali, ma i livelli di concentrazione ai quali è tossica variano secondo l’organismo e dipendono dalla funzionalità del fegato e dei reni. L'ammoniaca può essere naturalmente presente in acque venute a contatto con residui di depositi marini profondi. Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: Ammonio: valore massimo di 0,50 milligrammi/litro Nitrito: 0,50 milligrammi/litro
Arsenico: può essere di origine geologica, provenendo da rocce vulcaniche, o antropica, come componente di erbicidi, una volta utilizzati e dispersi nel suolo in grandi quantità. E' utilizzato, inoltre, nell'industria del vetro, dei coloranti, della carta, del legno e delle munizioni. L'arsenico può accumularsi nella pelle, nelle ossa e nei muscoli. Può provocare danni al fegato, al sangue, ai reni e alla cute. E' tossico e cancerogeno. Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 0,01 milligrammi/litro.
Cadmio: è un veleno che agisce sul sistema nervoso centrale e può provocare nell’uomo il blocco di diverse reazioni chimiche. Nelle acque potabili la concentrazione di questo metallo non può essere superiore a 5 microgrammi/l.
Calcio: componente essenziale di ossa e denti, non è noto di questo metallo alcun effetto nocivo sulla salute; contribuisce alla durezza dell’acqua.
Cloro residuo libero: è la quantità di cloro che rimane disponibile, ai fini della disinfezione, in un campione di acqua sottoposto a clorazione.
Cloruri: sono sali contenenti cloro, per la maggior parte cloruro di sodio, presenti nell’acqua. Possono essere di origine geologica, cioè derivare dalla dissoluzione di rocce contenenti cloruri oppure di origine animale se derivano da deiezioni animali e umane. In quest’ultimo caso la loro presenza è connessa a inquinamento da liquami. Oltre il valore di 200 mg/l di cloruri si possono verificare corrosioni delle tubazioni e sapori sgradevoli.
Conducibilità elettrica: è la capacità dell’acqua di condurre corrente elettrica e la sua misura si esprime in Microsimens/cm. Questa proprietà è direttamente proporzionale alla concentrazione di sali in soluzione; poiché la maggior parte di sali nell’acqua è data da carbonati di calcio e magnesio e poiché questi definiscono la durezza dell’acqua, la misura della conducibilità fornisce un’ottima stima di questo parametro. Oltre il valore di 1800 microsiemens/cm, la conducibilità può causare corrosioni nella rete idrica. Inoltre, improvvise e brusche variazioni nella conducibilità sono indici di inquinamento. Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 2500 µS/cm
Cromo: a valori di concentrazione superiori a 50 microgrammi/l questo metallo può essere cancerogeno e provocare il blocco di alcune reazioni chimiche che avvengono nell’organismo umano.
Durezza: è una caratteristica naturale dell'acqua, che deriva sostanzialmente dalla presenza in soluzione di ioni calcio Ca++ e magnesio Mg++; è infatti definita come la concentrazione totale di calcio e magnesio, ed è espressa in milligrammi di carbonato di calcio CaCO3 presenti in un litro d'acqua. L'unità di misura più utilizzata è il Grado Francese (°F), che corrisponde a 10 milligrammi/litro di CaCO3. Un'altra unità di misura piuttosto diffusa è il Grado Tedesco (°D), legato al grado francese dalla seguente relazione: 1 grado tedesco = 1 grado francese x 0,56 Esistono diversi modi di classificare la durezza delle acque, spesso non coincidenti; la scala seguente può servire come orientamento: - Acque leggere o dolci: durezza inferiore a 15°F - Acque mediamente dure: durezza compresa tra 15 e 30°F - Acque dure: durezza superiore a 30°F A valori di durezza inferiori a 10°F si possono verificare fenomeni di corrosione della rete idrica, oltre il valore di 50°F si possono verificare fenomeni di incrostazioni, in particolare nelle acque riscaldate. Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: valore consigliato da 15 a 50°F
Ferro: l’acqua, passando attraverso minerali ricchi di ferro, porta questo metallo in soluzione, sotto forma, solitamente, di bicarbonato ferroso o legato a sostanze organiche, come derivati degli acidi umici, tannici, ecc…. In questa forma solubile si mantiene nelle acque profonde, ma una volta all’aria, si ossida, precipitando come idrossido ferrico. Nelle acque superficiali il ferro proviene dalle sostanze dilavate dalle acque piovane oppure da scarichi industriali. Valori elevati possono rendere l’acqua sgradevole per colore, odore e sapore, ma non causano conseguenze sfavorevoli alla salute. Nelle reti di distribuzione, alte concentrazioni di ferro possono dare luogo a fenomeni di deposito e sviluppo di ferro – batteri, particolarmente resistenti all’azione del cloro. La presenza di ferro nell’acqua in uscita dalla rete può indicare la corrosione delle tubature. A valori di ferro superiori a 200 microgrammi/l di concentrazione si verifica la colorazione gialla dell’acqua, aumento della torbidità, depositi di composti ferrosi sulle pareti delle condotte con possibile proliferazione di batteri e sapore sgradevole.
Fosfati: la presenza di fosfati in tracce non è molto significativa, a causa della loro relativa diffusione nella litosfera; concentrazioni superiori sono invece indice di inquinamento domestico (deiezioni o detersivi sintetici), industriale e agricolo (uso di fertilizzanti). Nelle acque dei fiumi e dei laghi si trovano sempre più frequentemente quantità notevoli di fosfati e questo determina il fenomeno dell’eutrofizzazione, cioè una crescita abnorme di alghe e batteri che sottraggono ossigeno alle altre specie. L’eutrofizzazione conduce ad una carenza di ossigeno, che a sua volta provoca la moria del pesce con successiva putrefazione e produzione di sostanze tossiche e maleodoranti (metano e acido solfidrico). I fosfati devono essere assenti nelle acque potabili.
Fosforo: rappresenta un inquinante diffuso in molti composti quali i detersivi e i fertilizzanti. A concentrazioni superiori a 5 mg/l può rivelare inquinamento da deiezioni umane o animali.
Ione Fluoruro: si può trovare in natura come costituente di rocce e terreni in combinazione con altri elementi, ma può derivare anche da attività industriali presenti sul territorio. E' un elemento importante per l'organismo umano, essendo correlato con lo sviluppo dei denti e dello scheletro. L'assunzione di quantitativi eccessivi di fluoruro attraverso l'acqua o gli alimenti può portare all'insorgere di una malattia a danno dei denti, denominata fluorosi. Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 1,50 milligrammi/litro
Ione Cloruro: è ampiamente distribuito in natura sotto forma di sali di sodio (NaCl), di potassio (KCl) e di calcio (CaCl2). La soglia di percezione organolettica (sapore salato) dei cloruri di sodio e di calcio nelle acque potabili è intorno a 200 – 300 milligrammi/litro. Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: è inserito tra i parametri indicatori, con un valore massimo di 250 milligrammi/litro
Ione nitrato: presente naturalmente nell'ambiente facendo parte del ciclo di decomposizione delle sostanze azotate. Inoltre, apporti di nitrati nelle acque di falda possono derivare principalmente dall'utilizzo di fertilizzanti contenenti azoto inorganico o da scarichi contenenti azoto di origine organica. Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 50 milligrammi/litro
Magnesio: è un elemento essenziale per l’organismo umano e rappresenta un fattore indispensabile in alcune reazioni chimiche; concentrazioni superiori a 700 mg/l possono provocare effetti lassativi; contribuisce alla durezza dell’acqua.
Manganese: è un elemento essenziale per l’organismo umano poiché interviene in numerose reazioni metaboliche degli zuccheri, dei grassi e nella sintesi dell’emoglobina. La presenza di manganese a livelli relativamente elevati nell’acqua potabile non sembra costituire un problema tossicologico, poiché già a livelli inferiori a quelli tossici vengono alterate le caratteristiche organolettiche dell’acqua; inoltre si producono incrostazioni nelle tubazioni e macchie nel bucato (si forma un precipitato brunastro).
Nichel: naturalmente presente nelle acque che attraversano sottosuoli con particolare composizione mineralogica, il nichel può anche derivare dalle attività antropiche sul territorio, essendo utilizzato principalmente nella produzione di acciai e leghe al nichel. Normalmente l'acqua fornisce un contributo poco rilevante all'apporto quotidiano di nichel, la cui principale fonte è costituita dai cibi. Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 20 microgrammi/litro
Nitrati e nitriti: la presenza naturale di nitrati e nitriti nell’ambiente deriva dalla decomposizione, da parte dei microrganismi, del materiale organico contenente azoto animale e vegetale. La presenza di nitrati nei corpi idrici può essere, inoltre, dovuto all’uso di fertilizzanti in agricoltura, ai reflui domestici e agli scarichi industriali. Nell’uomo la tossicità dei nitrati, assunti con l’alimentazione, si esplica in seguito alla loro riduzione a nitriti da parte della microflora batterica presente nello stomaco; i nitriti, a loro volta, possono provocare l’ossidazione dell’emoglobina a metaemoglobina, la quale non è in grado di trasportare l’ossigeno ai tessuti. Il rischio è particolarmente grave per i neonati al di sotto dei 3 mesi, nei quali il 100% dei nitrati ingeriti viene trasformato in nitriti e potenzialmente causare difficoltà respiratorie e, in casi estremi, asfissia (morbo blu). Negli adulti invece la percentuale di nitrati trasformati in nitriti è circa il 10%. Tale rischio si può presentare, per le acque potabili, qualora la concentrazione di nitrati superi i 100 mg/l.
ORP: Potenziale Ossido/Riduttivo è la capacità del'acqua di agire come antiossidante, ossia anti-invecchiamento. Più il valore è negativo, maggiore è la capacità antiossidante, quindi maggiore è il beneficio per la nostra salute. Vediamo i valori di ORP in alcuni casi: - acqua inerte (imbottigliata): da +250 a 400 mV: non è antiossidante; - acqua di runbinetto: da +200 a +250 mV: non è antiossidante; - acqua di rubinetto filtrata con apperecchio ad osmosi inversa: +400mV: non è antiossidante; - succo di carota non bio: –100 mV: leggero antiossidante; - succo di arancia appena spremuto: –250 mV: antiossidante; - acqua degli Hunza (popolazione molto longeva ai piedi dell’Himalaia): –350 mV: molto antiossidante; - acqua alcalina prodotta da uno ionizzatore di ottima qualità: da -280 a -400 mV, a seconda del pH selezionato e dellan qualità dell'acqua in ingresso. E' molto importante che lo ionizzatore sia dotato di sensore e scheda elettronica per rilevare la qualità dell'acqua in ingresso e regolare il funzionamento della camera di ionizzazione per ottenere sempre un valore di ORP ottimale.
Più l’acqua ha un potenziale negativo, più è ricca di elettroni, la tensione superficiale delle sue molecole si abbassa, più è antiossidante. "Crediamo che l'antiossidante più efficace e anche il più economico sia la comune acqua di rubinetto filtrata e trattata con l'elettrolisi, l'acqua ionizzata alcalina." Hidemitsu Hayashi, Direttore del Water Institute di Tokyo.
Ossidabilità:è una misura convenzionale della contaminazione dovuta a materiale organico e a sostanze inorganiche ossidabili presenti nel campione di acqua. L'ossidabilità del permanganato non può pertanto essere utilizzata come una misura rigorosa del tenore in sostanze organiche presenti nell'acqua. Essa è solamente un indice convenzionale che misura le proprietà riducenti dell'acqua. Tale indice è comunque ben utilizzabile per valutare la qualità dell'acqua: nella generalità dei casi la qualità dell'acqua migliora all'abbassarsi di tale indice. Non è un parametro di per sé pericoloso, tuttavia un valore di ossidabilità alto può favorire fenomeni di crescita batterica nella rete idrica ed ssociarsi ad altri aspetti indesiderabili in un’acqua potabile quali odori, sapori, colori, torbidità.
pH: è la misura dell’acidità o basicità dell’acqua; la sua scala di misura è compresa tra 0 e 14 unità. Più una soluzione è acida, minore è il valore di pH, più una soluzione è basica, maggiore è il valore di pH. Analizzando, allora, la scala pH, possiamo dire che una soluzione è acida se il pH e minore di 7, neutra se il pH è uguale a 7, basica se il pH è maggiore di 7. Valori di pH sotto il 7 possono causare corrosioni nella rete idrica, mentre un alto valore di pH impartisce all’acqua un sapore sgradevole. Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: tra 6,5 e 9,5.
Piombo: è un metallo tossico per l’organismo umano. A una concentrazione superiore a 50 microgrammi/l risulta potenzialmente cancerogeno ed è un veleno del cuore e del sistema nervoso centrale.
Residuo fisso 180°C: è il residuo che un’acqua lascia dopo evaporazione alla temperatura di 180°C e ne indica il contenuto in sali. Una brusca variazione del residuo fisso può avere significato di inquinamento. Il residuo fisso è una misura dei sali disciolti nelle acque e deriva principalmente dalla presenza degli ioni sodio, potassio, calcio, magnesio, cloruro, solfato e bicarbonato. Le specie che contribuiscono al residuo fisso sono prevalentemente di origine naturale, ma possono derivare anche da attività umane presenti sul territorio. Studi eseguiti con gruppi di assaggiatori hanno evidenziato che valori elevati di residuo fisso, maggiori di 1000 milligrammi/litro (mg/l), possono rendere l'acqua sgradevole o addirittura inaccettabile al gusto, così come valori estremamente bassi danno la sensazione di un’acqua piatta, insipida. Il residuo fisso è uno dei parametri più utilizzati per il confronto delle acque di rubinetto con le acque imbottigliate. Le acque possono essere classificate in base al residuo fisso come segue: - Minimamente mineralizzate: fino a 50 mg/l - Oligominerali o leggermente mineralizzate: fino a 500 mg/l - Mediamente mineralizzate: fra 500 e 1500 mg/l - Ricche di sali: oltre 1500 mg/l Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: valore massimo consigliato di 1500 mg/l
Solfati: il solfato (SO4) si può trovare in quasi tutta l'acqua naturale. L'origine della maggior parte dei composti di solfato è l'ossidazione dei minerali di solfito, la presenza di argille friabili, o gli scarti industriali. Il solfato è uno dei principali componenti dissolti della pioggia. Le alte concentrazioni di solfato nell'acqua che beviamo possono avere un effetto lassativo quando unite a calcio e magnesio, i due costituenti più comuni della durezza. I batteri che attaccano e riducono i solfati, formano il gas solfuro idrogeno (H2S). Il carico massimo di solfato suggerito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) nelle linee guida per la qualità dell'acqua potabile, messe a punto a Ginevra nel 1993, è 500 mg/l. Gli standards dell'EU sono più recenti, 1998, completi e rigorosi degli standards WHO, e suggeriscono un massimo di 250 mg/l di solfato nell'acqua destinata a consumo umano. Le persone non abituate a bere acqua ad elevati livelli di solfato possono andare incontro a disidratazione e diarrea. I bambini sono spesso più sensibili al solfato rispetto agli adulti. Come misura di sicurezza, l'acqua con un livello di solfato che supera i 400 mg/l non dovrebbe essere usata nella preparazione di alimenti per bambini. I bambini più grandi e gli adulti si abituano a livelli elevati di solfato dopo pochi giorni. In quantità superiori a 250 mg/l conferiscono un sapore amaro all'acqua.
Torbidità, colore, sapore: determinano soprattutto la gradevolezza dell’acqua a scopo potabile; una buona acqua deve essere limpida, fresca e “piacevole” per tutti i sensi.
Parametri microbiologici
Coliformi totali: sono batteri, a forma di bastoncello, ricercati nelle acque potabili come indice di contaminazione batterica e per verificare il grado di efficienza dei procedimenti di disinfezione. Sono diffusi nel suolo, nelle materie prime di origine animale o vegetale, nelle acque e nell’ambiente in generale. Questi microrganismi non rappresentano un rischio diretto per la salute, poiché non sono di norma patogeni per l’uomo, ma la loro ricerca nelle acque ha lo scopo di stabilire una eventuale contaminazione con materiale fecale che potrebbe contenere batteri patogeni.
Escherichia coli: è un batterio fortemente rappresentato nel tratto gastrointestinale dell’uomo e degli animali a sangue caldo; è ricercato nelle acque potabili come indice di contaminazione da materiale fecale e, quindi, potenzialmente inquinate da batteri patogeni per l’uomo.
Enterococchi: sono batteri, a forma sferica, ricercati nelle acque potabili come indice di un inquinamento da materiale fecale. Rispetto ai coliformi, la loro sopravvivenza in acqua è meno prolungata, motivo per cui la loro presenza indica una contaminazione fecale in atto; inoltre, essendo più resistenti alla clorazione, la loro ricerca fornisce indicazioni sull’efficienza di eventuali processi di disinfezione.
Carica batterica a 22°C e 36°C: rappresentano la somma di tutti i batteri, patogeni e non patogeni, presenti nell’acqua. I batteri si distinguono in base alla loro temperatura di crescita: a 22°C crescono le specie di origine ambientale, mentre a 36°C quelle di origine animale. Il controllo della carica batterica nelle acque potabili non solo permette di definire il grado di inquinamento batterico dell’acqua, ma fornisce indicazioni sull’efficienza dei processi di trattamento e disinfezione eventualmente effettuati.
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